Begnini Amore e Dante

Benigni ha parlato dell’amore vero, di quello con la “A” maiuscola, di quello su cui da sempre si interrogano studiosi, pensatori e teologi di tutto il mondo; ha parlato dell’amore che non conosce confini e che, dopo essere passato attraverso la sofferenza ed il peccato, si innalza ad un livello superiore(La Divina Commedia). Quell’amore che non è più soltanto una passione terrena che si limita ad ingentilire l’uomo, ma diviene quella forza che muove tutto l’universo, che innalza le creature fino a farle congiungere a Dio,

l’amore che muove il sole e l’altre stelle

(Ultimo canto Paradiso, Dante).

Ci faremo dire da lui cos’è quella nostalgia dell’infinito, quella ventata di annientamento che ci precipita addosso quando ci si innamora e smantella tutta la nostra vita, quella sensazione felice, pericolosa e rara che unisce sensualità e tenerezza e ci rende immortali. Ce lo faremo dire da lui con parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli per posarsi sulle nostre labbra. Nulla di solenne, semplicemente la bellezza.

Show televisivo di Roberto Benigni che molte persone hanno visto non si stata importamte le parte comica ma quella della spiegazione della V canto dell’Inferno della Divina Commedia in particolare le parole che mi hanno coplito sono state queste:

Il concetto di amare in modo incondizionato, perchè per una Legge Divina, saremo ripagati dello stesso amore! L’amore è sempre ripagato. Se si ama, si sarà amati a sua volta!

Non aver paura dell’amore perche davanti ad esso ci sentiamo impotenti, non sappiamo più cosa fare spaesati e impuriti il coraggio ci manca siamo una nullità, con esso perdiamo sempre per poi essere vinti dall’Amore. 

Bellissima è stata pure la spiegazione del ruolo della Donna del suo si, nel progetto divino di salvezza (nella Religione Cristiana)  sia poggiato tutto su il Si di una Donna appunto Maria, questo spiegandolo relativamente, che quando siamo innamorati si dice che la persona amata è una vita, è una eternità che la si attenede.

Dio ha atteso una eternità Maria, tutta la Onnipotenza di Dio si e piegata di fronte ad una Donna in attesa del suo Si.

Questo è AMARE.     

Io ho sempre sostenuto:

Non c’è Amore se non che Sesso e non c’è Sesso se non c’è Amore

La Divina Commedia – Inferno Canto V (Dante)

(omissis).  

Poscia ch’io ebbi il mio dottore udito

nomar le donne antiche e ’ cavalieri,

72     pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

I’ cominciai: “Poeta, volontieri

parlerei a quei due che ’nsieme vanno,

75     e paion sì al vento esser leggeri”.

Ed elli a me: “Vedrai quando saranno

più presso a noi; e tu allor li priega

78     per quello amor che i mena, ed ei verranno”.

Sì tosto come il vento a noi li piega,

mossi la voce: “O anime affannate,

81     venite a noi parlar, s’altri nol niega!”.

Quali colombe dal disio chiamate

con l’ali alzate e ferme al dolce nido

84     vegnon per l’aere dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov’è Dido,

a noi venendo per l’aere maligno,

87     sì forte fu l’affettüoso grido.

“O animal grazïoso e benigno

che visitando vai per l’aere perso

90     noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l’universo,

noi pregheremmo lui de la tua pace,

93     poi c’hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,

noi udiremo e parleremo a voi,

96     mentre che ’l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui

su la marina dove ’l Po discende

99     per aver pace co’ seguaci sui.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui de la bella persona

102     che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

105     che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense”.

108     Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’io intesi quell’anime offense,

china’ il viso e tanto il tenni basso,

111     fin che ’l poeta mi disse: “Che pense?”.

Quando rispuosi, cominciai: “Oh lasso,

quanti dolci pensier, quanto disio

114     menò costoro al doloroso passo!”.

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,

e cominciai: “Francesca, i tuoi martìri

117     a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,

a che e come concedette amore

120     che conosceste i dubbiosi disiri?”.

E quella a me: “Nessun maggior dolore

che ricordarsi del tempo felice

123     ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore.

Ma s’a conoscer la prima radice

del nostro amor tu hai cotanto affetto,

126     dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lancialotto come amor lo strinse;

129     soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

132     ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso

esser basciato da cotanto amante,

135     questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.

Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:

138     quel giorno più non vi leggemmo avante”.

Mentre che l’uno spirto questo disse,

l’altro piangëa; sì che di pietade

141    io venni men così com’io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

 

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